Le frodi e repressioni

Considerato l’oro giallo della tradizione culinaria del nostro paese, l’olio d’oliva è sicuramente uno degli alimenti più diffusi sul nostro pianeta. Non solo buono ma anche nutriente e benefico per il nostro corpo : è un toccasana per il cuore, per le ossa e anche per il cervello e, a quanto pare ci aiuta ad essere più longevi. Fra le eccellenze Italiani occupa senza tema di essere smentito sicuramente il primo posto. E’ l’ingrediente più importante che utilizziamo di più in cucina. L’olio Italiano è unico al mondo, ed insieme al parmigiano reggiano come accade spesso, però, da tanta buona reputazione derivano anche tentativi di imitazione e imbrogli e, nel caso specifico dell’olio, in questo ultimo periodo si sente non di rado parlare della cosiddetta “truffa dell’olio di carta”.

Ma proprio l’olio extra vergine di oliva italiano, noto quale prodotto altamente genuino e di origine controllata, sta iniziando a perdere la sua consolidata fama a causa di varie inchieste il cui scopo è quello di scoprire la reale provenienza dell’olio commercializzato dalla grande distribuzione. Ma perché ci si prende la briga di indagare l’origine di un prodotto così comune e naturale? Spagna, Grecia, Tunisia, Marocco. Sono i principali paesi dai quali importiamo olio. E quell’olio  –  lo hanno accertato in questi tre anni indagini giudiziarie concluse con massicci sequestri e arresti di operatori. Non era olio Italiano. Ma come avviene questa contraffazione?

La vendita delle olive di carta?

Gli imbroglioni dell’olio vanno direttamente dai produttori di olive, gli olivicoltori, e dai frantoiani in difficoltà che, in cambio di apparenti facili guadagni diventano parte integrante della truffa. Vengono così creati documenti falsi che dimostrano la vendita di olive che in realtà non esistono: l’olivicoltore vende quindi queste olive “di carta” che verranno poi lavorate dal frantoio complice consapevole di ottenere un olio che in realtà esiste, appunto, solo sulla carta.

Il secondo problema, ed è il più preoccupante, è la fantasia di chi specula sull’agricoltura non ha limiti né confini. Per la dieta mediterranea, tutelata solo con le chiacchiere dall’Unione Europea, arriva l’olio presunto extra vergine di oliva miscelato con oli (ma che oli?) comunitari ed extracomunitari: una proposta, quest’ultima, fatta da Coldiretti-Unaprol-Federoli, per fortuna al momento bloccata da Consorzio Nazionale Olivicoltori. Questo accordo se dovesse andare in porto è un vero e proprio attentato all’Italia onesta, ed a uno dei prodotti simbolo del “Made in Italy” e alla salute dei consumatori.

La stragrande maggioranza della produzione di olio d’oliva extra vergine si localizza al Sud Italia perché verrebbero colpite, in particolare, intere Regioni: Puglia, Calabria e Sicilia. Cosa fare per difendersi da questi predatori senza scrupoli? Le popolazioni del Sud-Italia in massa dovrebbero boicottare la Grande Distribuzione, non acquistare più olio extra vergine di oliva nei Supermercati. Un sistema di vendita a favore dei profitti. E a discapito della qualità. Se vogliamo aiutare gli onesti produttori di olio EVO del sud Italia acquistiamo come si faceva una volta direttamente dal frantoio, non solo risparmieremo, ma saremo sicuri di aver acquistato un prodotto di qualità.

Le sofisticazioni dell’olio

Povero Olio, quanto ne ha viste e passate, fino agli anni 80 i fatidici “Allegati F”, e vai più ne fai più guadagni. Poi sempre anni 80/90 la Comunità Europea stabilì con apposita legge, un intervento di settore, chiamato “Aiuto all’olio di oliva”. Dopo l’esperienza vissuta avremmo dovuto chiamarlo ”aiuto ai lestofanti”. Si perché il sistema adottato prevedeva il pagamento mensile dell’olio venduto dall’imbottigliatore in forma anticipata e no, dopo i controlli. Che pacchia, per chi era nel settore oleario in quel momento, l’importo di partenza era di 242 lire a litro per arrivare dopo qualche anno a 1.250 lire a litro. In Calabria nel giro di un anno erano 80/90 le aziende, ha dimenticavo, non era necessario essere del settore per beneficiare di tale goduria bastava fare domanda di richiesta del numero di riconoscimento al Ministero dell’Industria, e via al facile guadagno. Nel 1985 erano 176 i miliardi che arrivavano in Calabria. Alcune aziende percepivano da 500 a 600 milioni di lire al mese sempre in forma anticipata. Al danno la beffa, si perché quel poco olio che veniva imbottigliato, era tutto sofisticato, addirittura senza l’utilizzo delle olive.
In particolare, altro non era che:

  • una miscela di olio di soia desterolizzato;
  • olio di sansa abbattendo l’uvaolo e l’eritrodiolo;
  • olio esterificato (ottenuto dalle oleina e dagli acidi grassi);
  • olio di semi di nocciola (furono sequestrati 18.000 q.li valore 6 miliardi in una azienda Pugliese) il quale miscelato nessuna analisi era in grado di trovarlo, anche perché ha una composizione acidica simile all’olio di oliva, anzi, lo migliora, ed infine una piccola percentuale di olio vergine di oliva per dargli il colore.

Questo tipo di olio per passare indenne il gascromatografo aveva bisogno di alcuni catalizzatori che puntualmente trovammo nelle raffinerie ed erano Anidride maleica e bicromato di potassio (ambedue cancerogeni). Questo era l’olio che beneficiava dell’aiuto al consumo. Oggi le nuove analisi stabilite dalla UE ricerca della trinoleina, idrocarburi, cere ed altro, permettono che quel tipo di frode, non era più realizzabile.

Ritornando all’attualità, ritengo, di poter dire che oggi la situazione è in parte sotto controllo e mi spiego: i registri online sul SIAN sono un grosso deterrente per quanto concerne le fatture fasulle e funzionano molto bene. Come fa un produttore, un commerciante a caricare l’olio proveniente dall’estero se oggi da qualsiasi posto e ad ogni ora anche col telefonino i funzionari dell’ICQRF sono in grado di vedere la situazione di ogni singola azienda relativamente alle giacenze, non bisogna dimenticare che le ditte capaci di fare questo tipo di operazioni sono conosciute dai controllori, pertanto vengono tenute sotto controllo frequentemente per non dire giornalmente.

Il pannel test? No, grazie!

Il problema ormai annoso è, e rimane “l’olio deodorato” che prima facevamo in casa nostra, oggi, dopo i controlli del NOC, si sono spostati all’estero, e quindi arriva il prodotto bello e pronto per essere imbottigliato. Io non capisco, se noi compriamo, una bottiglia di EVO al supermercato di qualsiasi marca non sentiamo ne odori ne sapori, se la portiamo in laboratorio, alle analisi risulta regolare, mentre se la stessa la mandiamo al panel-test risulta irregolare. Quindi chi non vuole il panel-test? Sono le grandi lobby dell’olio che sono ed esisteranno sempre almeno finché non capiremo che sono finiti i tempi dei modelli “F”e dell’aiuto al consumo.

Chi è che stabilisce il prezzo dell’olio? Sono quei pochi che comandano il settore e fanno il bello e il cattivo tempo. L’olio dell’anno scorso è stato uno dei migliori per qualità e quantità, eppure il prezzo era così basso che ancora ci sono i depositi pieni , come spieghiamo tutto questo. La soluzione a mio modesto parere e quella di consociarsi sempre di più, per arrivare magari un domani, ad avere un settore unico oleario Italiano, che possa esprimere, un presidente con ampi poteri decisionali, magari abbandonando le varie organizzazioni di settore che sono anacronistiche, per convergere tutti ,ripeto nessuno escluso per esempio in Confindustria anche perché sarebbe più facile dialogare con i furbetti della GDO. E conseguentemente dialogando direttamente, senza delegare nessuno visti i continui fallimenti, col Ministero dell’Agricoltura, di far arrivare si, l’olio estero (perché siamo purtroppo nella Comunità Europea), però, controllando davvero, dove lo stesso va a finire per essere commercializzato.Chissà, nel futuro cosa dovrà affrontare l’oro giallo, speriamo bene:

Gianfranco Scarfone

Ringraziamo Gianfranco per il suo contributo con questo interessante articolo. Il racconto in prima linea di chi ha combattuto le grandi contraffazioni alimentari. Se vuoi approfondire l’argomento sulle frodi nella filiera, ti consigliamo la lettura del suo libro acquistabile su Amazon. Riportiamo qui una breve introduzione.

“In fondo mi era tutto chiaro quando entrai a far parte della squadra Servizio Repressione Frodi. Lo sapevo che non mi sarei occupato di semplici controlli nel settore agroalimentare. Sapevo che presto il mio modo di vedere le cose, di sentire i profumi, di percepire i sapori, sarebbe cambiato per sempre. E oggi, mentre la fine di questa storia s’avvicina, mi porto dentro l’angoscia di chi non riesce a entrare in un supermercato da cliente, uno di quelli che pensano solo a riempire il carrello, rovesciando dentro una confezione dopo l’altra, senza niente per la testa se non comprare e comprare. Vorrei scegliere cosa portare a casa lasciandomi convincere dal colore del pac- chetto, dal prezzo scontato, da uno spot divertente visto la sera prima in TV. O più semplicemente da un odore. Ma so che non accadrà, non più. Io non sono quel genere di persona: io controllo. Sono l’uomo giusto se vi serve una ragione per stare lontani da qualcosa che vorreste mangiare o bere. E in genere ce n’è sempre più di una, non si scappa. Questa è la storia che mi tiene sveglio. La mia storia, la storia che non mi lascia riempire quel maledetto carrello”.

Gianfranco Scarfone è nato a Catanzaro. È laureato in Scienze Agrarie. Nel 1977 vince un concorso pubblico per Esperto nel ruolo tecnico del Ministero dell’Agricoltura. Il 12 febbraio 1979 prende servizio presso la sede di Cosenza del Servizio Repressione Frodi competente per tutta la Calabria. Nel 1986 partecipa e vince il concorso per Direttore Agrario. Nel 1990 con D.M. del Ministro dell’Agricoltura viene chiamato a far parte del N.O.C. (Nucleo Operativo Centrale) ed opererà in tutta Italia scoprendo innumerevoli frodi e sofisticazioni nel comparto agro-alimentare. Tutta l’esperienza accumulata nel NOC lo hanno spinto a scrivere questo libro inchiesta che ha dedicato al collega Dr Giuseppe Fraggetta Capo del NOC.

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