olio oliva biologico

Una nicchia di mercato: l’olio extravergine d’oliva da agricoltura biologica

L’Italia rappresenta il più importante Paese europeo nel segmento bio, con una superficie coltivata di circa 790 mila ettari mentre la Puglia è tra le prime regioni al mondo per la produzione di alimenti da agricoltura biologica, con circa 4.900 aziende che coltivano una superficie complessiva di circa 100.000 ha (Tab.II). Nell’ambito della tipologia dei prodotti biologici pugliesi, si evidenzia l’importanza primaria dell’olio d’oliva e dei cereali, seguiti da ortofrutta, uva da vino e da tavola. Questo risultato è stato possibile grazie a un mercato dei prodotti biologici, che regolamentato da un sistema di controllo affidato a organismi di certificazione riconosciuti, esercita un crescente interesse nei confronti dei consumatori di tutto il mondo. Le ragioni sono da ricercarsi nelle loro motivazioni d’acquisto in quanto il consumatore è sempre più attento alle valenze salutistiche dei prodotti che consuma; all’interno del punto vendita i suoi acquisti non sono più “d’impulso” ma ben ponderati. Allo stato attuale, i prodotti biologici rappresentano ancora un segmento di “nicchia” anche se negli ultimi anni la loro produzione è aumentata grazie all’affermazione delle “bio-aziende” che hanno aumentato la loro capacità produttiva, la professionalità e la preparazione degli operatori.

A conferma di ciò, basti pensare che soltanto nel 1998 in Italia si è avuta una crescita del settore del 44% circa per numero di aziende, e del 42% circa per superficie coltivate. Questo tasso di incremento va inoltre sommato al tasso di crescita del 1997, superiore a + 80%. Nonostante la crescita esponenziale del settore, il numero di bio-aziende rappresenta attualmente solo l’1,4% del totale, per una superficie pari al 5,3% e un valore stimato della produzione pari a 1.800 miliardi (circa l’1% del totale). La domanda dei prodotti biologici è maggiormente sviluppata nei mercati del nord Italia e del nord Europa (Germania, Svizzera, Austria, Gran Bretagna), sebbene il sud Italia e le isole rappresentino la più significativa area di produzione. Il canale di vendita più utilizzato per la commercializzazione del prodotto bio è rappresentato dai piccoli negozi specializzati (vendita esclusiva di prodotti alimentari bio o tipici), mentre la moderna e grande distribuzione non offre ancora al prodotto “olio d’oliva” una giusta connotazione e uno spazio definito, a differenza ad esempio dell’ortofrutta che è ormai disponibile con una certa regolarità sugli scaffali (per la diversa velocità di rotazione) delle principali catene della distribuzione moderna. Anche per il prodotto bio, i “fattori critici di successo” delle vendite si identificano in una trasparente certificazione rilasciata da un organismo riconosciuto in un’efficiente organizzazione logistica, a volte costosa, specialmente quando i volumi di vendita non sono consistenti.

Le ricerche di mercato svolte hanno evidenziato che alcune fasce di consumatori finali sono disposte a pagare un “premium price” pari anche al 30% in più per acquistare prodotti biologici, grazie ad una forte sensibilità alle problematiche della salute, dell’alimentazione (genuina, sana, non nociva) e della protezione ambientale. Questa maggiorazione di prezzo è da attribuirsi non solo alla garanzia sanitaria del prodotto, ma anche ai costi di controllo e certificazione sostenuti dagli operatori, mentre solo parzialmente ai costi di un sistema di filiera che presenta ancora una scarsa concentrazione dell’offerta. In Puglia è ormai consolidata la tendenza degli operatori nel richiedere agli Organismi di Controllo la certificazione delle loro produzioni, aspetto che alimenta la domanda dei prodotti rispetto a quelli da agricoltura convenzionale, generalmente eccedentari nell’offerta.

Alla luce di ciò, l’informazione ai consumatori sarà un altro fattore critico di successo per garantire la crescita del segmento, anche a fronte di quelle distorsioni informative (encefalopatia spongiforme bovina, conosciuta come “morbo della mucca pazza”, alimenti transgenici ecc.) cui sarà necessario contrapporre una massiccia campagna informativa e pubblicitaria. In generale i prodotti da agricoltura biologica saranno sempre più orientati ad acquisire caratteri di elevata qualità e soprattutto di “tipicità”, ovvero associati alla cultura e alle tradizioni del territorio d’origine e di produzione. In questo contesto anche il mercato sta assumendo una forte caratterizzazione legata ai “localismi”, da cui può rafforzarsi un’attività in tendenziale crescita come ad esempio l’agriturismo, che associa positivamente gli aspetti eco-ambientali con la salute del consumatore. Questa infatti può costituire una strada di sicuro interesse poichè si integra perfettamente con la vocazione turistica dei nostri territori (Sub Appennino e Gargano, dove, operano numerose aziende di agriturismo aderenti alla “Strada dell’Olio extravergine d’oliva a DOP Dauno”, che producono secondo i metodi di agricoltura biologica). In definitiva la presenza di una domanda anche locale che tracini l’offerta, risulta determinante per l’affermazione commerciale di questo prodotto; per alcune aziende infatti diventa un’occasione unica per uscire dalla marginalità, e inserirsi in un mercato più esigente e qualificato. Il ciclo di vita dell’olio di oliva ottenuto con metodi ecocompatibili, si colloca saldamente, a differenza degli altri prodotti oleari, in una fase di ringiovanimento. Le principali connotazioni evolutive del consumatore esigente, che guarda con attenzione i prodotti agroalimentari provenienti dall’agricoltura biologica, si possono ricondurre ai seguenti aspetti:

  • salvaguardia dell’ambiente, attraverso l’impiego di tecnologie compatibili, a basso impatto ambientale anche nella fase di trasformazione e confezionamento, compreso l’uso di packaging riciclabile e sanitarie e riutilizzabile;
  • trasparenza informativa sul processo di produzione, sulla provenienza e sulle caratteristiche nutrizionali e sanitarie dei prodotti;
  • valorizzazione e tutela del territorio e del paesaggio turistico;
  • impiego di manodopera equamente remunerata e applicazione di tutte le misure di sicurezza sul lavoro futuro.

Articolo scritto da Nazzario D’Errico e Francesco Scalzo

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