Olio extravergine: informare il consumatore è l’investimento più grande!

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Occorre rivoluzionare il modo in cui si comunica l’olio anche ripartendo dalla corretta informazione verso i consumatori, ristoratori e operatori della distribuzione.

E’ la grande scommessa degli anni a venire, quella di persuadere i consumatori a rivalutare l’importanza dell’olio di oliva e dell’extravergine in particolare. Gli operatori sono tutti insoddisfatti dei guadagni, giudicati poco dignitosi e insufficienti a ricompensare il lavoro svolto. E’ una percezione generalizzata, che riguarda in particolare la fase agricola, l’anello più debole della filiera e in questo ambito colpisce soprattutto le aziende poco integrate che si limitano solo alla coltivazione. In molti casi si tratta di aziende agricole piccole o piccolissime, poco efficienti e competitive, con costi di produzione fuori mercato.

Individuare quali errori sono stati fatti nella filiera e come possiamo correggerli, diventano gli obiettivi cruciali per diffondere una ventata di ottimismo tra gli operatori, senza la quale è a rischio non tanto la produzione di olio di oliva, quanto sicuramente la sua geografia, che fino ad oggi ci ha visto protagonisti ma che potrebbe facilmente relegare l’oliveto Italia a un ruolo marginale nel panorama mondiale.

Da dove dovremmo partire se avessimo la volontà e la perseveranza di creare nuove prospettive di sviluppo per il nostro sistema olivicolo? Dal consumatore finale, perché sono le sue scelte di acquisto a decretare il grado di soddisfazione e quindi il successo di un prodotto. Questo non significa tralasciare la fase produttiva, bensì impegnarsi innanzitutto per innescare una domanda qualificata di prodotto che possa incentivare e orientare nuovi investimenti nelle fasi a monte. Senza una domanda che aumenti i consumi e il valore del prodotto, ogni tentativo di redistribuire volontariamente i margini tra gli attori, creerebbe distorsioni e mal contento e avrebbe un corto respiro. La torta dei guadagni non è così grande da ritagliare nuove fette o da ridurne alcune: serve piuttosto ampliarne il diametro.

Sarebbe auspicabile che sul fronte delle organizzazione di filiera venissero riviste le priorità dei diversi impegni, mettendo al primo posto quello di ridisegnare una mappa del valore del prodotto percepito. In questa direzione sarebbe utile anche cambiare linguaggio, mettendo da parte quell’approccio negativo e dannoso che per anni, ogni volta che ci si è avvicinati al consumatore, ha assegnato la prima scena alle frodi e ai difetti.

Nota – Questo articolo è stato pubblicato integralmente come contributo esterno “Olivo e Olio”. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di Olio Cristofaro.

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