Qual’è la differenza tra olio extravergine di oliva e olio lampante?

quale è la differenza tra olio extravergine di oliva e olio lampante

Se i difetti qualitativi sono marcati e l’acidità supera il 2%, l’olio viene declassato come lampante e acquisisce la denigratoria etichetta che, proprio per le sue scarse qualità, fa riferimento, e diventa sinonimo, di olio da lampade. Ma cerchiamo di capirne di più!


Lino Prezioso esegue analisi su campioni di Olio d’Oliva e spiega che la scienza definisce quali parametri determinano la qualità dell’olio. Condizioni climatiche, mosca olearia e altre aggressioni alle olive possono pregiudicare la qualità dell’olio! Video offerto da Agricolturaoggi.

Cosa è l’olio lampante?

Dopo la frangitura, l’olio viene suddiviso in tre categorie merceologiche in base alle sue caratteristiche qualitative. Se non ha difetti e ha acidità inferiore allo 0,8%, è classificato come olio extra vergine di oliva. Se presenta una pur minima quantità di difetto ma l’acidità è inferiore al 2%, si ha l’olio vergine di oliva. Se i difetti qualitativi sono marcati e l’acidità supera il 2%, l’olio viene declassato come “lampante” e rilavorato fino ad ottenere olio raffinato. Con l’aggiunta di un’esigua percentuale di olio extra vergine, diviene olio di oliva.

L’olio lampante è commestibile?

Una volta classificato come tale, l’olio acquisisce anche la denigratoria etichetta di lampante che, proprio per le sue scarse qualità, fa riferimento, e diventa sinonimo, di olio da lampade. In effetti, gli alti livelli di acidità lo rendono meno gradevole al gusto e all’olfatto tanto da dover richiedere ulteriori processi per essere deacidificato e, di conseguenza, decolorato e deodorato.

A prescindere dalle sue proprietà organolettiche, la sua genuinità è indiscutibile. Ed è per questo che mangiare olio lampante è possibile, così come è stato fatto per secoli e come, in alcune parti del mondo, si continua a fare senza nessuna remora. E lo si fa a ragion veduta.

Non è un prodotto nocivo, non fa male alla salute e non arreca danni all’organismo. Non per altro lo troviamo nel tonno e in altri cibi sott’olio che sono da sempre in commercio. Storicamente, nei luoghi tradizionali di produzione, come potrebbero essere il Salento o la Calabria, ma anche la Toscana, la Sicilia o la Sardegna, viene consumato in quantità senza precauzioni di sorta. Anzi, recenti statistiche ne hanno anche esaltate le proprietà nutrizionali, foriere di benessere e longevità. Secondo gli studi, l’uso di olio lampante, consapevole o inconsapevole che sia, ha effetti immediati solo sul palato, non certo sull’organismo. Si stima che oggi, all’interno della produzione olearia nazionale annua, il 60% sia rappresentata dal lampante, mentre solo il 40% sia quella degli oli più nobili.

Articolo scritto dalla redazione di Olio Cristofaro

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