Filari di ulivi tra le diverse cultivar coltivate in Capitanata
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La diffusione delle Cultivar nell'olivicoltura

6 Settembre 2016 · Redazione Olio Cristofaro

Dalla riproduzione sessuale alla propagazione vegetativa

Il cambiamento dalla riproduzione sessuale a quella vegetativa, basata su semplici tecniche di moltiplicazione agamica, come l'impiego di piantoni, ovuli, talee e simili, ha dato origine all'olivo coltivato per come lo conosciamo oggi. È un passaggio decisivo nella storia della coltura dell'ulivo: abbandonare la propagazione per seme, imprevedibile e lenta, in favore di tecniche capaci di replicare fedelmente le caratteristiche di una singola pianta madre ha permesso di fissare e diffondere i tratti più desiderabili di ogni varietà.

La selezione delle cultivar e la loro diffusione geografica

I criteri per la selezione delle migliori piante sono di carattere agronomico e tecnologico, e hanno dato luogo ai diversi gruppi o «cultivar» oggi estese nelle diverse zone olivicole del mondo. Sono poche, tuttavia, le cultivar che hanno raggiunto una diffusione importante oltre la propria zona geografica d'origine, e quando ciò è avvenuto è successo quasi sempre in tempi recenti.

Si può dire che nella maggior parte dei paesi mediterranei, dove la coltura dell'olivo è molto antica, si continuano a utilizzare le cultivar autoctone, radicate nel territorio e selezionate nei secoli in base al clima e al terreno locali. Nella Capitanata, terra fertile situata nel Nord della Puglia, una delle varietà più diffuse è la Peranzana, cultivar pregiata sia per la produzione di olive da mensa sia per un olio extra vergine di qualità.

Nella maggior parte dei paesi mediterranei, dove la coltura dell'olivo è millenaria, si continuano a utilizzare le cultivar autoctone.

Ricerca varietale, selezione e portainnesti

Nell'olivicoltura non si sono ancora visti grandi miglioramenti in materiale vegetale, ma su questo fronte stanno lavorando gli istituti di ricerca dei paesi olivicoli, al cui impulso presta uno speciale appoggio il Consiglio Oleicolo Internazionale. La selezione consiste nel trovare individui con caratteristiche interessanti che persistano stabilmente nelle generazioni successive, un lavoro paziente che richiede osservazione su tempi lunghi, tipici della pianta dell'ulivo.

Ricerche si stanno conducendo anche sui portainnesti, che agevolino la moltiplicazione vegetativa di varietà con difficoltà per la formazione delle radici, oppure che trasmettano alla pianta determinate qualità capaci di potenziare o di rendere più moderate quelle della varietà innestata. Sono studi che intrecciano genetica, agronomia e tradizione, con l'obiettivo di conciliare la resa in campo con la qualità dell'olio ottenuto.

Verso un rinnovamento dell'olivicoltura

I successi in questo campo possono determinare un autentico rinnovamento nell'olivicoltura: nuove combinazioni di cultivar e portainnesti, più resistenti e produttive, senza rinunciare al patrimonio genetico delle varietà autoctone che da generazioni caratterizzano il paesaggio e il gusto dell'olio di territori come la Capitanata.

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