Cosa è la mosca dell'ulivo e quali sono i danni?

Si tratta di moscerini appartenenti all'ordine dei Ditteri, lunghi 4-6 mm, di colore grigiastro, muniti di ali; la larva è bianca. Vediamo quali sono i danni provocati dalla mosca dell'ulivo.

L'attacco della mosca arreca un duplice danno dovuto sia alla perdita di prodotto (3-20%), ma soprattutto al fatto che si ha un peggioramento qualitativo dell'olio prodotto che presenta un elevato grado di acidità. Sulle olive da tavola anche le sole punture causano un deprezzamento del prodotto.

La perdita diretta di raccolto può arrivare al 20%, ma il danno più insidioso è l'innalzamento dell'acidità nell'olio finito.

A tali danni si aggiungono quelli indiretti causati da una piccola mosca (Prolasioptera berlesiana) che, deponendo il proprio uovo accanto a quello della mosca, trasmette anche un fungo (Macrophoma dalmatica) che causa la comparsa di una macchia bruna depressa sulla drupa, destinata così a cadere precocemente.

  • Se la stagione è calda e asciutta: le olive colpite raggrinziscono;
  • Se la stagione è umida: le olive ammuffiscono, marciscono e cascolano.

Come difendersi dalla mosca dell'ulivo?

Vediamo ora come difendersi dalla mosca dell'ulivo. La lotta chimica segue i criteri della lotta guidata ed integrata.

Le prime generazioni non sono molto dannose, in quanto provocano solo la cascola di qualche frutto: l'olivo ha un milione di fiori, per cui è tollerato un attacco fino al 15% dei frutti. La soglia si riduce per le olive da tavola fino al 1-2%.

Il rilevamento degli adulti può essere effettuato con trappole cromotropiche, alimentari e sessuali (2-3 per ettaro): è lo stesso principio su cui si basa il nostro sistema di monitoraggio delle avversità dell'uliveto, pensato per anticipare l'intervento prima che il danno diventi rilevante.

Quando si raggiunge, in tali trappole, una media di cattura per trappola di 3-5 adulti si procede col campionamento delle drupe, che consiste nel prelevare a caso circa 100 olive da almeno 10 alberi così da ottenere un campione rappresentativo. In seguito queste olive verranno esaminate al binoculare e, se si riscontra il 10-13% di punture fertili (cioè con uova e larve attive), si giustifica il trattamento in quanto si raggiunge la "soglia d'intervento" per le olive da olio; per quelle da mensa la soglia è fissata intorno al 1-2% di punture fertili.

I prodotti da utilizzare sono fosforganici citotropici e sistemici. Il dimetoato viene impiegato contro le ultime generazioni che attaccano olive prossime alla raccolta: è un prodotto idrosolubile, per cui finisce nell'acqua di lavaggio e non nell'olio. Si usano anche fention e acefate.

La lotta moderna prevede esche proteiche addizionate di principio attivo. Le esche, di natura proteica, sono avvelenate con fosforganici ed irrorate sulla chioma, trattando un filare sì e uno no, oppure solo la parte di pianta esposta al sole. Quando è presente e attivo l'Opius concolor (parassitoide del Dacus) è opportuno ridurre al minimo i trattamenti. La tecnica del maschio sterile non ha alcuna possibilità di applicazione in Italia, in quanto manca l'isolamento territoriale necessario.

Sostanza attivaDose indicativa
Dimetoato40-50 gr/hl
Fenthion50-60 gr/hl
Fosfamidone300 gr/hl
Formothion150 gr/hl
Triclorfon300 gr/hl

Il più indicato è il dimetoato, in quanto riesce a penetrare nel frutto ed inoltre si scioglie nell'acqua e non nell'olio, così che al momento della molitura qualsiasi residuo di prodotto viene allontanato con l'acqua di vegetazione. Un trattamento riesce a proteggere la produzione per circa 20-25 giorni.

È stata anche provata più volte la lotta biologica con l'uso di insetti importati da altri continenti, ma con risultati ancora non del tutto positivi: è una delle direzioni su cui punta anche la coltivazione biologica dell'olivo, che privilegia strumenti di difesa a basso impatto. Anche le esperienze relative ai trattamenti con estratti di rotenone, piretro e neem (Azadirachta indica) stanno dando buoni risultati.

Questi accorgimenti si inseriscono in un lavoro che accompagna la pianta lungo tutto l'anno, dalla coltivazione della pianta dell'ulivo fino al momento della raccolta delle olive, quando il rischio di attacchi tardivi sulle drupe prossime alla molitura è più alto.

La vicinanza ad altri alberi può essere la cura contro gli iperparassiti?

La vicinanza agli olivi degli alberi di quercia può risultare utile poiché gli insetti gallicoli ospitati sulle querce sono il cibo preferito degli iperparassiti (divoratori) della mosca delle olive: la loro presenza contribuirà quindi a limitare la moltiplicazione del parassita.

È sconsigliato, invece, tenere alberi di fico vicino all'olivo, perché la mosca troverebbe molto alimento nel periodo tra fine agosto e settembre, quando, per la siccità estiva, l'olivo non è succulento (è "asciutto"). Un principio simile vale per tutti i fattori ambientali che mettono sotto stress la pianta: anche il freddo, ad esempio, può indebolire l'olivo e renderlo più vulnerabile, come raccontiamo a proposito di come il freddo può danneggiare la pianta dell'ulivo.