Dove dodici anni fa è iniziata la strage degli ulivi, quest'anno si raccoglie il 60% di olive in più. Nel Salento leccese la campagna olivicola 2026 segna infatti un incremento di circa il 60% rispetto agli anni precedenti, grazie ai nuovi impianti nati dopo la diffusione della Xylella fastidiosa e all'introduzione di cultivar meno sensibili al batterio. Coldiretti Lecce parla apertamente di una «fase di rinascita» per un territorio che per oltre un decennio ha convissuto con la desertificazione degli uliveti.

In breve

  • Nel 2026 il Salento leccese registra circa +60% di olive raccolte rispetto al recente passato, secondo Coldiretti Puglia.
  • L'area storicamente infetta conta 183.000 ettari e 21 milioni di alberi contaminati; a maggio 2024 i reimpianti stimati erano poco meno di 3 milioni.
  • Le cultivar piantate al posto degli alberi perduti sono principalmente Leccino e FS17 (Favolosa), insieme a Lecciana e Leccio del Corno.
  • "Resistente" non significa immune: la pianta convive con il batterio senza sviluppare i sintomi gravi del disseccamento rapido.
  • La Peranzana, la cultivar coltivata da Olio Cristofaro a Torremaggiore, non compare tra le varietà resistenti note: per questo la prevenzione resta l'unica difesa concreta.

Cosa è cambiato negli uliveti del Salento?

Negli uliveti reimpiantati del Salento non ci sono più gli alberi di un tempo, ma cultivar selezionate per la loro capacità di convivere con il batterio. Le varietà più diffuse nei nuovi impianti sono il Leccino e l'FS17, meglio noto come Favolosa, insieme a Lecciana e Leccio del Corno (fonte: Cronache di Gusto, 20/05/2024). Tra queste, la Favolosa viene indicata come la varietà con il maggior grado di resistenza, mentre il Leccino rappresenta l'altra cultivar riconosciuta come meno suscettibile (fonte: Olivo e Olio, 09/10/2020).

È importante usare il termine "resistente" con la dovuta prudenza: non significa che la pianta sia immune al batterio, ma che convive con la Xylella fastidiosa senza sviluppare, nella maggior parte dei casi, i sintomi gravi del disseccamento rapido che hanno devastato gli ulivi secolari del Salento. La pianta può comunque ospitare il batterio, pur mostrando una minore manifestazione della malattia.

Quanto manca per tornare al paesaggio di prima?

Il paesaggio olivicolo salentino non tornerà quello di prima, almeno non nei tempi brevi. L'area colpita dalla Xylella fastidiosa si estende su circa 183.000 ettari, con 21 milioni di alberi contaminati; a maggio 2024 Coldiretti stimava i reimpianti poco sotto i 3 milioni di piante (fonte: Cronache di Gusto, 20/05/2024). Il divario tra alberi perduti e alberi sostituiti resta quindi ampio.

Per avere un'idea della scala del fenomeno nel tempo, basta guardare ai dati del 2020: nel solo Leccese, su 85.000 ettari coltivati a olivo, circa 80.000 ettari risultavano occupati da piante secche o moribonde, e i primi reimpianti coprivano appena 500-600 ettari (fonte: Olivo e Olio, 09/10/2020). I numeri più recenti disponibili sui reimpianti risalgono al 2020 e al 2024: non esistono, al momento, dati ufficiali aggiornati sugli ettari ripiantati negli anni successivi.

Un esempio concreto della resa dei nuovi impianti arriva da un campo prova di 4 ettari a Casarano, dove nel secondo anno di produzione si sono registrati circa 25 quintali per ettaro (fonte: Olivo e Olio, 09/10/2020). Un dato che mostra come gli impianti giovani possano tornare produttivi, pur partendo da una base di superficie ancora ridotta rispetto all'estensione colpita dal batterio.

Cosa cambia nell'olio prodotto nel Salento?

Un olio ottenuto da Leccino o da Favolosa non è lo stesso olio che si otteneva dalle cultivar storiche del Salento, come l'Ogliarola salentina o la Cellina di Nardò. Non si tratta di un giudizio di valore, ma di una constatazione: cultivar diverse danno oli con profili sensoriali diversi, perché cambiano la pianta, i tempi di maturazione delle olive e le caratteristiche del frutto. Chi negli anni ha conosciuto il gusto tipico dell'olio salentino troverà, nei prodotti dei nuovi impianti, un olio con caratteristiche proprie, legate alle cultivar oggi disponibili per la ricostruzione degli uliveti. La diffusione delle cultivar nell'olivicoltura racconta del resto quanto il patrimonio varietale italiano sia vasto e quanto ogni territorio costruisca la propria identità sull'olio attorno a una o più cultivar specifiche.

E nel Tavoliere la Peranzana è al sicuro?

La Peranzana, la cultivar tipica dell'Alto Tavoliere coltivata a Torremaggiore, San Severo e San Paolo di Civitate, non compare tra le varietà resistenti note citate dalle fonti disponibili su questo tema. Le cultivar indicate come meno suscettibili al batterio nei progetti di reimpianto pugliesi sono Leccino, FS17 (Favolosa), Lecciana e Leccio del Corno: la Peranzana non rientra in questo elenco. Questo non significa affermare che la Peranzana sia una varietà sensibile al batterio — un dato che al momento non risulta da fonti verificate — ma semplicemente che non è tra le cultivar riconosciute come resistenti.

Per questo motivo, nel territorio dell'Alto Tavoliere l'unica difesa concreta resta la prevenzione: monitorare lo stato di salute degli alberi, contrastare i vettori del batterio e intervenire tempestivamente in caso di segnali sospetti. Olio Cristofaro segue da vicino l'evoluzione dell'uliveto di famiglia anche attraverso un sistema di monitoraggio delle avversità dell'uliveto, pensato proprio per individuare per tempo eventuali criticità prima che diventino irreversibili.

Cosa insegna la rinascita del Salento?

Vedere il Salento ripartire, dopo dodici anni di immagini di ulivi secchi diventate quasi un simbolo nazionale, è un fatto che tocca da vicino chiunque viva di olivicoltura in Puglia: ricorda che un territorio può reagire, ma anche quanto tempo e quanto lavoro servano per farlo, e quanto sia prezioso ciò che ancora si riesce a proteggere.

Domande frequenti

La Xylella fastidiosa ha colpito anche il Tavoliere e Torremaggiore?

Le fonti disponibili su questo tema riguardano l'area infetta storica, quantificata in 183.000 ettari e 21 milioni di alberi nel Salento e nelle zone colpite in Puglia (fonte: Cronache di Gusto, 20/05/2024). Non sono disponibili, in queste fonti, dati specifici sulla diffusione del batterio nell'Alto Tavoliere.

La Peranzana è una cultivar resistente alla Xylella?

No, la Peranzana non è tra le cultivar indicate come resistenti nelle fonti consultate (Leccino, FS17/Favolosa, Lecciana, Leccio del Corno). Questo rende la prevenzione, più che l'attesa di una resistenza genetica, la strategia da seguire per proteggere gli uliveti di questa varietà.

Perché l'olio dei nuovi impianti del Salento ha un gusto diverso da quello di una volta?

Perché le cultivar oggi piantate — principalmente Leccino e Favolosa — sono diverse da quelle storiche del territorio salentino, e cultivar diverse producono oli con caratteristiche sensoriali differenti.

Fonti

  • Coldiretti Puglia via Telenorba, "Puglia, al via la campagna olivicola: produzione giù fino a oltre il 40%, ma la qualità è ottima", 18/09/2026 — telenorba.it
  • Cronache di Gusto, "In Salento nasce il polo anti-Xylella: ci sono da sostituire oltre 21 milioni di ulivi", 20/05/2024 — cronachedigusto.it
  • Olivo e Olio, "Xylella, parte la raccolta dei nuovi impianti di Favolosa", 09/10/2020 — olivoeolio.edagricole.it

La nostra Peranzana, dodici anni dopo

Il nostro olio è Peranzana, una cultivar che non rientra tra le varietà riconosciute come resistenti alla Xylella fastidiosa. Per questo, nel nostro uliveto di circa 7 ettari a Torremaggiore, il lavoro quotidiano è non far arrivare il batterio: prevenzione, monitoraggio costante e cura dell'albero, prima ancora che dell'olio. Chi vuole conoscere più da vicino la nostra azienda agricola familiare può farlo nella pagina dedicata all'azienda Olio Cristofaro, mentre chi segue già la nostra produzione può consultare la pagina per la prenotazione dell'olio nuovo 2026, raccolto e confezionato in frantoio subito dopo la spremitura.