La Xylella fastidiosa subsp. pauca è un batterio da quarantena che ostruisce i vasi linfatici dell'ulivo, provocando un disseccamento progressivo e irreversibile della chioma; si trasmette tramite insetti vettori, in primis la sputacchina Philaenus spumarius, e a oggi non esiste una cura in campo: l'unico strumento di contenimento previsto dalla normativa fitosanitaria è l'eradicazione delle piante infette.
In breve
- La Xylella fastidiosa subsp. pauca è stata individuata per la prima volta in Puglia nel 2013, nell'area di Gallipoli.
- Il batterio si diffonde principalmente tramite la sputacchina, un insetto che si nutre della linfa dell'ulivo e la trasmette da pianta a pianta.
- Non esiste un trattamento curativo per le piante infette: la normativa europea impone l'estirpazione come misura di contenimento.
- Alcune varietà (tra cui Leccino e FS-17 Favolosa) mostrano un grado di tolleranza al batterio e sono autorizzate al reimpianto nelle zone colpite.
- Il fronte dell'infezione si è spostato nel tempo verso nord, interessando oggi anche il Barese e il Foggiano, il territorio in cui opera Olio Cristofaro.
Che cos'è la Xylella fastidiosa subsp. pauca?
La Xylella fastidiosa subsp. pauca è un batterio fitopatogeno che colonizza lo xilema, il tessuto che trasporta acqua e sostanze nutritive dalle radici alla chioma. Una volta insediato, il batterio ostruisce progressivamente questi vasi, impedendo la normale circolazione della linfa grezza. Il risultato visibile è il complesso del disseccamento rapido dell'olivo: foglie che bruniscono, rami che seccano a partire dalla periferia della chioma, fino alla morte della pianta nei casi più avanzati. Il batterio non è specifico dell'ulivo: può interessare anche altre specie vegetali, il che complica ulteriormente le strategie di contenimento.
Come si trasmette l'infezione tramite la sputacchina?
La sputacchina Philaenus spumarius è il principale insetto vettore della Xylella in Puglia. Questo insetto si nutre pungendo i tessuti vegetali per raggiungere la linfa grezza, e nel farlo può acquisire il batterio da una pianta infetta e trasmetterlo a quella successiva su cui si sposta per alimentarsi. Non serve un contatto diretto tra piante malate e sane: è sufficiente il passaggio dell'insetto, che nella fase adulta si muove liberamente tra uliveti, siepi e vegetazione spontanea dove può trovare ospiti alternativi. Per questo motivo, il controllo della vegetazione infestante e il monitoraggio della presenza dell'insetto sono elementi centrali nei piani di contenimento regionali.
Perché non esiste una cura?
Non esiste, ad oggi, un trattamento in grado di eliminare la Xylella da una pianta già infetta. Il batterio agisce all'interno dei vasi xilematici, una posizione che lo rende difficilmente raggiungibile da prodotti fitosanitari applicati per via esterna o anche sistemica. La ricerca scientifica ha concentrato gli sforzi su due fronti alternativi: il contenimento della diffusione, agendo sul vettore e sulla rimozione delle piante infette, e l'individuazione di varietà di olivo che mostrano un grado di tolleranza al batterio, capaci cioè di convivere con l'infezione senza arrivare al disseccamento completo. Questo secondo filone ha portato all'identificazione di alcune cultivar oggi autorizzate al reimpianto nelle aree colpite.
Perché si abbattono le piante infette?
L'estirpazione delle piante infette è la misura prevista dalla normativa fitosanitaria dell'Unione Europea per le specie da quarantena, e nel caso della Xylella resta lo strumento principale per rallentare la diffusione del batterio. L'assenza di una cura efficace rende l'eliminazione della fonte di inoculo l'unica azione concreta per ridurre la popolazione batterica disponibile a essere trasmessa dagli insetti vettori ad altre piante sane. Le piante vengono abbattute anche quando non mostrano ancora sintomi evidenti, se risultano positive ai test di laboratorio condotti nell'ambito delle campagne di monitoraggio regionali.
Quali sono i numeri dell'epidemia, dodici anni dopo?
A dodici anni dal primo focolaio individuato nel 2013 a Gallipoli, l'epidemia ha avuto un impatto rilevante sul patrimonio olivicolo pugliese. Secondo quanto riportato da Olivo e Olio nell'articolo «Xylella in Puglia, 12 anni dopo: emergenza e adattamento» (Arturo Caponero, 18 febbraio 2026), il bilancio complessivo include diversi milioni di alberi espiantati, una perdita economica stimata in decine di milioni di euro l'anno e oltre un milione di campionamenti effettuati nel corso delle campagne di monitoraggio. Sul fronte dei reimpianti, le domande presentate dai produttori per il ripristino degli uliveti con varietà tolleranti risultano numericamente consistenti, ma solo una parte di queste risulta istruita alla data della rilevazione. Poiché questi dati vengono aggiornati periodicamente, per i valori più recenti il riferimento corretto è l'aggiornamento della zona di contenimento pubblicato da Regione Puglia.
Quali varietà sono tolleranti e autorizzate al reimpianto?
Le varietà di olivo riconosciute come tolleranti alla Xylella fastidiosa subsp. pauca e autorizzate al reimpianto nelle zone infette sono Leccino, FS-17 Favolosa, Lecciana e Leccio del Corno. Si tratta di cultivar che, pur potendo ospitare il batterio, mostrano una minore suscettibilità ai sintomi del disseccamento rispetto a varietà tradizionali come l'Ogliarola salentina o la Cellina di Nardò, più colpite dall'epidemia nelle aree dove il batterio è endemico da più tempo. La scelta varietale resta un tema centrale per chi deve ricostituire un oliveto in zona infetta: per un approfondimento sulle caratteristiche delle diverse cultivar italiane si può consultare l'articolo dedicato alla diffusione delle cultivar nell'olivicoltura.
Dove si trova oggi il fronte dell'infezione?
Il fronte dell'infezione si è spostato nel tempo dal Salento verso nord, con rilevamenti che interessano oggi anche il Barese e, più di recente, il Foggiano. Questo spostamento è monitorato attraverso le campagne di campionamento ufficiali e documentato negli aggiornamenti periodici della zona di contenimento pubblicati da Regione Puglia, oltre che nel Piano di azione Xylella fastidiosa 2024-2026. La progressione del fronte non è uniforme: dipende dalla densità della popolazione del vettore, dalla presenza di vegetazione ospite e dall'efficacia delle misure di contenimento messe in atto in ciascuna area.
Cosa fa un'azienda in zona non infetta per il monitoraggio?
Operare in un territorio dove la Xylella non risulta a oggi diffusa non significa ignorare il problema, ma presidiarlo con attenzione costante. Olio Cristofaro, con l'uliveto a cultivar Peranzana a Torremaggiore, adotta un sistema di monitoraggio delle avversità che raccoglie dati ambientali e fitosanitari dell'oliveto, utile a individuare tempestivamente situazioni anomale e a intervenire solo quando necessario, senza trattamenti preventivi non giustificati. Lo stesso approccio di osservazione attenta vale anche per altre criticità note dell'olivicoltura pugliese, come i danni causati dalla mosca dell'ulivo, affrontati nel dettaglio nell'articolo su come difendersi dalla mosca dell'ulivo. Per approfondire il funzionamento della piattaforma di monitoraggio adottata in azienda si può consultare la pagina dedicata al sistema di monitoraggio delle avversità dell'uliveto.
Domande frequenti
La Xylella fastidiosa pauca colpisce tutte le varietà di olivo allo stesso modo?
No: alcune cultivar, come Leccino, FS-17 Favolosa, Lecciana e Leccio del Corno, mostrano un grado di tolleranza superiore e sono per questo autorizzate al reimpianto nelle zone infette, mentre altre varietà tradizionali risultano più suscettibili ai sintomi del disseccamento.
Una volta infettata, una pianta di olivo può guarire?
Non esiste oggi un trattamento curativo in grado di eliminare il batterio da una pianta già infetta; la normativa fitosanitaria prevede l'estirpazione come misura di contenimento.
Come si trasmette la Xylella da una pianta all'altra?
Attraverso insetti vettori, in particolare la sputacchina Philaenus spumarius, che si nutre della linfa grezza e può trasferire il batterio spostandosi da una pianta infetta a una sana.
Il territorio di Torremaggiore e della Daunia è interessato dalla Xylella?
I rilevamenti più recenti documentati da Regione Puglia segnalano un avanzamento del fronte verso il Foggiano; la situazione viene aggiornata periodicamente ed è consultabile negli aggiornamenti ufficiali della zona di contenimento.
In conclusione
La Xylella fastidiosa subsp. pauca resta, a dodici anni dal primo ritrovamento, una delle sfide più rilevanti per l'olivicoltura pugliese, con un impatto che ha richiesto adattamenti profondi nelle pratiche agronomiche e nella scelta varietale. Monitoraggio costante, aggiornamento sui dati ufficiali e scelte varietali informate restano gli strumenti principali a disposizione dei produttori. Chi desidera seguire da vicino il lavoro di un'azienda olivicola pugliese attenta a questi temi può restare in contatto attraverso i canali social di Olio Cristofaro o scrivere direttamente a info@oliocristofaro.it per qualsiasi approfondimento.
Fonti
- Olivo e Olio, «Xylella in Puglia, 12 anni dopo: emergenza e adattamento», Arturo Caponero, 18 febbraio 2026 — olivoeolio.edagricole.it
- Regione Puglia, aggiornamento della zona di contenimento — press.regione.puglia.it
- Piano di azione Xylella fastidiosa 2024-2026 — agrometeopuglia.it