La diffusione delle Cultivar nell’olivicoltura

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Il cambiamento dalla riproduzione sessuale a quella vegetativa, basata su semplici tecniche di moltiplicazione agamica, come l’impiego di piantoni, ovuli, tale, ecc., ha dato origine all’olio coltivato.

I criteri per la selezione delle migliori piante sono di carattere agronomico e tecnologico ed han dato luogo ai diversi gruppi o “cultivar” oggi estese per le diverse zone olivicole. Sono poche le cultivar che hanno raggiunto una diffusione importante oltre la propria zona geografica e se ve ne sono è successo quasi sempre in tempi recenti; si può dire che nella maggior parte dei paesi mediterranei, ove la coltura dell’olivo è molto antica, si continuano ad utilizzare le cultivar autoctone. Nella Capitanata, terra fertile situata nel Nord Puglia, una delle varietà più diffuse è la Peranzana, cultivar pregiata per la produzione di olive da mensa e olio extra vergine di qualità .

Nell’olivicoltura non si sono ancora visti grandi miglioramenti in materiale vegetale, ma su questo stanno lavorando gli istituti di ricerca dei paesi olivicoli al cui impulso presta uno speciale appoggio il Consiglio Oleicolo Internazionale. La selezione consiste nel trovare individui con caratteristiche interessanti che persistano in generazioni successive. Ricerche si stanno facendo anche su portainnesti che agevolino la moltiplicazione vegetativa di varietà con difficoltà per la formazione delle radici o perchè trasmettono alla pianta determinate qualità che potenzino o rendano più moderate quelle della varietà innestata.

I successi in questo campo possono determinare un autentico rinnovamento nell’olivicoltura.

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