La potatura dell'oliveto costituisce la principale pratica agronomica per raggiungere un equilibrato ecosistema produttivo: si distingue in potatura verde, eseguita nella stagione estiva, e potatura invernale o secca, eseguita dopo la raccolta.

Questa pratica, realizzata alla chioma, è necessaria quando la pianta è giovane per formare la struttura scheletrica (tronco, branche principali) e produttiva (branchette fruttifere) e, in seguito, quando l'albero ha completato il suo sviluppo, a regolare l'equilibrio tra la fase vegetativa e quella riproduttiva. Chi vuole conoscere le fasi precedenti a questo intervento può leggere il nostro approfondimento sulla coltivazione della pianta dell'ulivo.

Sezione 1Gli obiettivi della potatura

I principali obiettivi da perseguire attraverso un razionale programma di potatura sono:

  • definire una razionale forma di allevamento, esempio forma a vaso;
  • regolare l'accrescimento e la distribuzione di rami a frutto in rapporto alla tecnica di raccolta adottata;
  • favorire un elevato rapporto tra superficie fogliare e legno;
  • eliminare i rami fortemente infestati dai parassiti e che non presentano nuovi germogli di ricaccio;
  • eliminare i rami soprannumerari, fortemente assurgenti (polloni e succhioni) e scarsamente produttivi;
  • ridurre il carico di gemme fiorali, favorendo una migliore allegagione e un maggior sviluppo delle drupe;
  • definire una chioma che permetta un'idonea circolazione dell'aria e un'efficace esposizione alla luce.

Per migliorare la capacità di difesa dell'oliveto, è buona norma lasciare per qualche giorno i residui di potatura sotto l'albero, in modo che possano fungere da esca per i parassiti del legno. In seguito questi saranno distrutti attraverso la bruciatura, anche se è possibile utilizzarli come alimento per il bestiame (foglie e rami più teneri) oppure trinciarli ed interrarli. In media, attraverso l'operazione di potatura si asportano da 1,5 a 2 tonnellate per ettaro.

Per dare un'indicazione di massima sull'entità della potatura in rapporto all'età della pianta, si consiglia un intervento contenuto nei primi due anni (fase di accrescimento e di produzione crescente), di media intensità durante la fase adulta e della produzione a regime, drastico durante la senescenza o fase di invecchiamento, quando aumenta il fenomeno dell'alternanza. Per approfondire questi passaggi, rimandiamo al nostro articolo sul ciclo di maturazione della pianta dell'ulivo.

La tecnica della potatura ha subito una sensibile evoluzione, non legata sostanzialmente ai mezzi impiegati quanto alle mutate esigenze connesse con l'economia della manodopera e all'intensificazione colturale. Va tuttavia ribadito che, mentre in passato erroneamente si riteneva che una potatura accentuata servisse a stimolare la crescita delle piantine, la fruttificazione precoce e la regolazione della produzione delle piante adulte, oggi è assodato che eccessi di potatura sono pratiche negative durante la fase di crescita, in quanto possono provocare squilibri vegeto-produttivi.

Per quanto riguarda la potatura di allevamento, la disponibilità di piante allevate in vaso, che non subiscono al momento della messa a dimora alcuna riduzione dell'apparato radicale, consente di ridurre al minimo gli interventi cesori sulla parte aerea, favorendo così un più rapido sviluppo. Nei primi anni dell'impianto si consiglia quindi di intervenire con pochi tagli, con l'intento di conferire alla pianta gradualmente la forma desiderata. Chi coltiva secondo il metodo naturale troverà utili anche i nostri consigli sulla coltivazione biologica dell'ulivo.

Sull'albero adulto è bene intervenire annualmente, per attenuare i problemi legati all'alternanza di produzione e limitare la presenza di alcuni parassiti delle piante. Infine va sottolineato che, nel caso dell'olivicoltura da mensa, il ricorso alla potatura annuale, e non già biennale o pluriennale, diventa un intervento necessario per mantenere la costanza di produzione.

Sezione 2Fase di allevamento

Si consiglia in questa fase di limitare l'intensità degli interventi di potatura, per favorire una precoce entrata in produzione. Negli impianti a monocono si consiglia di effettuare pochissimi interventi, in quanto non c'è contrasto tra la forma in questione e il modo naturale di vegetare della pianta.

Con interventi estivi eseguiti nei primi due anni, si privilegia lo sviluppo dell'asse centrale (cima), avendo cura di asportare i rami in competizione o, quanto meno, di limitarne lo sviluppo. Nell'allevamento a vaso policonico si può procedere alla cimatura dell'asse centrale l'anno successivo all'impianto.

Si consiglia inoltre di mantenere il fusto libero da rami fino all'altezza di 80-100 cm da terra, in ogni caso, per favorire anche l'eventuale raccolta meccanica per scuotimento del fusto.

Sezione 3Fase di produzione

In questa fase gli interventi sono volti ad eliminare le branchette che hanno fruttificato l'anno precedente, quelle poste in ombra e gli eventuali rami sterili.

È indispensabile, con la potatura, favorire un'adeguata esposizione alla luce dei rami a frutto e una buona circolazione dell'aria all'interno della chioma. Interventi eccessivi e irrazionali portano inevitabilmente ad un'antieconomica alternanza di produzione. Si consiglia di eseguire la potatura a fine inverno, inizio primavera, ogni anno — un periodo che, insieme al giusto periodo di raccolta delle olive, definisce il calendario agronomico dell'intera annata.

Articolo tratto da "L'ulivo, l'olio e la Daunia – Un percorso di qualità".