Qual è la differenza tra olio extravergine di oliva e olio lampante?
Se i difetti qualitativi sono marcati e l’acidità supera il 2%, l’olio viene declassato come lampante e acquisisce la denigratoria etichetta che, proprio per le sue scarse qualità, fa riferimento, e diventa sinonimo, di olio da lampade. Ma cerchiamo di capirne di più!
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Cosa è l’olio lampante?
Olio lampante è la denominazione tecnica attribuita a un olio di oliva che presenta un’acidità libera superiore a 2 grammi per 100 grammi (2%) e difetti sensoriali evidenti, come odori sgradevoli o sapori alterati. Il termine “lampante” deriva dall’uso storico di questo olio come combustibile per lampade a olio, prima dell’avvento dell’illuminazione elettrica.
Come si produce l’olio lampante
1. Raccolta delle olive
L’olio lampante si origina spesso da olive danneggiate, troppo mature, cadute a terra o conservate in modo non ottimale. Queste condizioni favoriscono processi di fermentazione e ossidazione che compromettono la qualità dell’olio.
2. Estrazione dell’olio
Le olive vengono frante e sottoposte a processi di estrazione simili a quelli dell’olio extravergine o vergine. Tuttavia, la materia prima di partenza è già compromessa, e ciò si riflette sulle caratteristiche finali dell’olio.
3. Analisi chimica e sensoriale
L’olio ottenuto viene sottoposto a controlli chimici (soprattutto il livello di acidità libera, la presenza di perossidi e altri parametri) e a valutazioni organolettiche (panel test). Se l’olio supera i limiti previsti per l’olio vergine (acidità >2%, difetti sensoriali marcati), viene classificato come lampante.
4. Destinazione d’uso
L’olio lampante non può essere venduto come alimento. Viene inviato a impianti di raffinazione, dove subisce processi chimici e fisici per eliminare difetti e impurità. Solo dopo la raffinazione, e spesso dopo essere stato miscelato con una quota di olio vergine, può essere commercializzato come “olio di oliva” (non extravergine né vergine).
Caratteristiche chimiche e sensoriali
- Acidità libera: superiore a 2% (oltre 2 grammi di acido oleico per 100 grammi di olio)
- Difetti organolettici: presenza di odori e sapori sgradevoli (muffa, rancido, avvinato, riscaldo)
- Colore: può variare dal giallo scuro al marrone, spesso torbido
- Valori di perossidi: generalmente elevati, indice di ossidazione avanzata
- Polifenoli e antiossidanti: spesso ridotti, a causa della scarsa qualità delle olive e dei processi ossidativi
Esempi concreti
Esempio 1:
Un piccolo frantoio raccoglie olive cadute a terra dopo una forte pioggia. Le olive, già danneggiate e in parte fermentate, vengono lavorate insieme a quelle sane. L’olio ottenuto presenta un’acidità del 3% e un odore di muffa. Dopo le analisi, viene classificato come olio lampante e inviato alla raffinazione.
Esempio 2:
Un produttore conserva le olive in sacchi di plastica per diversi giorni prima della molitura. L’assenza di aerazione favorisce la fermentazione. L’olio estratto ha un sapore avvinato e un’acidità del 2,5%. Anche in questo caso, l’olio viene destinato alla raffinazione industriale.
Differenze tra olio lampante, olio vergine e olio extravergine
| Tipologia | Acidità massima | Difetti sensoriali | Destinazione d’uso |
| Olio extravergine | ≤ 0,8% | Assenti | Consumo alimentare diretto |
| Olio vergine | ≤ 2% | Leggeri | Consumo alimentare diretto |
| Olio lampante | > 2% | Evidenti | Solo raffinazione/industria |
Fonte: Regolamento (UE) n. 1308/2013; Reg. CEE 2568/91 e successive modifiche
Processo di raffinazione dell’olio lampante
L’olio lampante, a causa dei suoi difetti, non può essere consumato direttamente. Il processo di raffinazione prevede:
- Deacidificazione: riduzione dell’acidità libera tramite processi chimici (neutralizzazione con soda caustica).
- Decolorazione: rimozione di pigmenti indesiderati tramite terre decoloranti.
- Deodorizzazione: eliminazione di odori sgradevoli tramite distillazione a vapore.
- Filtrazione: rimozione di impurità residue.
Il prodotto finale è un olio raffinato, privo di sapore e colore caratteristici, che viene spesso miscelato con una piccola percentuale di olio vergine per migliorarne il profilo organolettico e può essere venduto come “olio di oliva”.
Normativa di riferimento
- Regolamento (UE) n. 1308/2013: definisce le categorie di olio di oliva e i parametri di classificazione.
- Regolamento CEE 2568/91: stabilisce i metodi di analisi e le caratteristiche degli oli di oliva.
- Legge italiana n. 9/2013: recepisce la normativa europea e disciplina la commercializzazione degli oli di oliva in Italia.
Perché è importante conoscere l’olio lampante
Conoscere la differenza tra olio lampante e altre categorie di olio di oliva è fondamentale per garantire la sicurezza alimentare, la trasparenza della filiera e la qualità dei prodotti che arrivano sulle nostre tavole. La classificazione accurata degli oli tutela i consumatori da frodi e consente di valorizzare le produzioni di eccellenza.
- Sicurezza alimentare: l’olio lampante, se non raffinato, può contenere sostanze indesiderate e difetti che lo rendono inadatto al consumo umano.
- Trasparenza: la corretta etichettatura e classificazione aiutano i consumatori a fare scelte consapevoli.
- Valorizzazione della qualità: distinguere tra le diverse categorie di olio permette di riconoscere e premiare le produzioni di alta qualità, sostenendo pratiche agricole virtuose.
Impatto sulla filiera e sulla sostenibilità
La presenza di olio lampante nella filiera è spesso indice di pratiche agricole o di trasformazione non ottimali. Migliorare la raccolta, la conservazione e la lavorazione delle olive riduce la produzione di olio lampante, con benefici per l’ambiente e per la qualità complessiva dell’olio di oliva.
- Riduzione degli sprechi: una gestione attenta delle olive limita la produzione di olio lampante e valorizza la materia prima.
- Sostenibilità: pratiche agricole sostenibili e filiere trasparenti contribuiscono a ridurre l’impatto ambientale e a garantire prodotti più sani e sicuri.
Riepilogo
L’olio lampante è un olio di oliva di bassa qualità, non idoneo al consumo alimentare diretto, caratterizzato da un’acidità superiore al 2% e da evidenti difetti sensoriali. Viene destinato esclusivamente alla raffinazione industriale, dove viene trattato per eliminare impurità e difetti, e può essere successivamente miscelato per ottenere olio di oliva raffinato. La conoscenza e la corretta classificazione dell’olio lampante sono essenziali per la sicurezza alimentare, la trasparenza della filiera e la valorizzazione delle produzioni di qualità.
Articolo scritto dalla redazione di Olio Cristofaro






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