olio di oliva e aterosclerosi

L’aterosclerosi è una delle malattie più diffuse nei paesi industrializzati, nei quali rappresenta la principale causa di morte. Il rischio di ammalarsi è più o meno lo stesso per gli uomini americani e finlandesi, mentre è molto più basso per gli uomini mediterranei che, tra i grassi consumati, includono un alto percento di olio di oliva.

Accanto ad elementi di predisposizione genetica, esistono numerosi fattori di rischio che concorrono all’instaurarsi e/o all’aggravarsi della lesione: il fumo, l’ipertensione e l’ipercolesterolomia. Devono segnalarsi anche l‘età, il sesso, il diabete, la gotta, l’ipertrigliceridemia, i contracettivi orali e l’inattività fisica. Il colesterolo appartiene al gruppo degli steroli ed è un lipido abbondante nei tessuti animali, insolubile in acqua e solubile nei solventi organici. Forma parte delle membrane cellulari e costituisce, in molti casi, un complesso stabile con i fosfolipidi. Serve di base all’organismo per la sintesi di altri steroidi che intervengono in importanti processi, come la formazione di acidi biliari che emulsionano i grassi degli alimenti per assorbirli con l’epitelio intestinale.

Si è poi dimostrato che non tutto il colesterolo plasmatico è aterogeno, ma solo quello legato alle lipoproteine a bassa densità ed in particolare quello legato alle LDL, mentre la frazione del colesterolo legata alle lipoproteine ad alta densità HDL sembra avere un significato protettivo in quanto queste lipoproteine hanno il compito di rimuovere il colesterolo libero dalle cellule, esterificarlo e trasportarlo al fegato da dove viene allontanato con la bile.

Numerosi studi hanno confermato l’esistenza di una correlazione negativa tra la malattia aterosclerotica ed i livelli plasmatici delle HDL che sono stati invece positivamente correlati con una più lunga speranza di vita. Uno studio comparativo sui decessi causati dalle malattie coronariche su 10000 soggetti di sesso maschile con livelli plasmatici di colesterolo uguali, il rischio di ammalare è più o meno lo stesso per gli uomini americani e finlandesi, mentre è molto più basso per gli uomini mediterranei che, tra i grassi consumati, includono un alto percento di olio di oliva. Gli oli vegetali ricchi di acidi grassi polinsaturi consumati in eccesso sono facilmente perossidabili e, per questo motivo possono diventare essi stessi aterogeni. La perossidazione lipidica rappresenta infatti una possibile causa di lesione endoteliale e di iperaggregabilità piastrinica.

Sembra ragionevole concludere segnalando che nella prevenzione della malattia aterosclerotica si dovrà provvedere come prima cosa alla riduzione dei grassi animali, visibili ed invisibili, e quindi alla loro sostituzione con olio d’oliva, ricco in monoinsaturi, ma contenente anche un’equilibrata quantità di polinsaturi adeguatamente protetta dagli antiossidanti, come l’alfa-locoferolo e i polifenoli. Questa impostazione dietetica, confermata da indagini sperimentali ed epidemiologiche, consentirà di realizzare una razionale profilassi ed ottenere un soddisfacente controllo del colesterolo plasmatico, senza incorrere nel rischio di effetti collaterali indesiderabili.

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