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Molteplici sono i fattori esterni che possono danneggiare la pianta dell’ulivo compromettendone seriamente la produzione. Scopriamo quali.

Le basse temperature

Le basse temperature, talora accompagnate da forti nevicate e da un inverno prolungato, possono provocare danni alle piante. In alcuni casi, i danni rimangono limitati alle varietà più sensibili con problemi di ammarronamento delle foglie e filloptosi o fessurazioni ai rami di un anno. In altre situazioni i danni hanno interessato le branchette di 2-3 anni fino, nei casi più gravi, a compromettere le branche primarie e addirittura il tronco (fessurazioni e spaccature sulla corteccia, imbrunimento della zona cambiale), richiedendo interventi di ristrutturazione delle piante da valutare attentamente nei tempi e nelle modalità.

I danni da basse temperature possono essere di diversa entità in funzione dei seguenti fattori: intensità e durata delle minime termiche, velocità di abbassamento della temperatura, umidità dell’aria e del suolo, neve, vento, esposizione, altitudine, natura del terreno, stato vegetativo e nutrizionale della pianta, varietà, età della pianta.

Nel periodo invernale le basse temperature accompagnate da gelo sono meno dannose che in primavera quando le piante hanno ripreso l’attività vegetativa.

La neve e la nebbia

La neve e la nebbia contribuiscono a creare un elevato grado di umidità che può aggravare i danni da freddo. Abbondanti nevicate possono anche provocare danni meccanici alla struttura delle piante, soprattutto nel caso di branche compromesse dalla carie o inserite sul tronco con un angolo troppo aperto. I venti possono avere un effetto positivo diminuendo l’umidità dell’aria, specie nella media e alta collina, ma quelli di tramontana freddi possono causare danni, oltre che per l’azione meccanica, per il raffreddamento che provocano.

Riguardo all’altitudine, danni maggiori si riscontrano generalmente in pianura e nei fondovalle dove, rispetto alla collina, le minime assolute sono più basse e l’umidità è maggiore. Relativamente alla natura del terreno, gli olivi evidenziano una maggiore resistenza nei terreni derivati dalle arenarie, più permeabili e anche più areati, piuttosto siccitosi, rispetto a quelli più fertili, dove l’olivo cresce con maggiore rapidità e i tessuti sono più idratati, meno resistenti alle basse temperature.

L’esposizione a est dell’oliveto può risultare più pericolosa per i danni da freddo a causa delle maggiori escursioni termiche che si verificano tra il giorno e la notte.

Piante giovani, con tessuti più teneri, risultano più sensibili rispetto alle piante adulte.

Le varietà evidenziano differenze di comportamento a seguito di abbassamenti di temperatura. Tra le cultivar più sensibili al freddo si segnalano Coratina, Frantoio, Moraiolo e genotipi ad esse assimilabili, tra quelle più tolleranti il Leccino, il Piantone di Mogliano, la Bianchera. La Nostrale di Rigali è stata descritta in Umbria come la più resistente al freddo dopo la gelata del 1956, ma trasferita in zone umide evidenzia seri problemi agronomici e sanitari.

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