Il DNA dell’Olio di Oliva

Che sia extravergine, vergine, monocultivar o blend, l’olio di oliva è il principe delle nostre tavole. Ma siamo sicuri che l’olio che ci vieni messo in tavola sia vero oro giallo? Come possiamo tutelarci dalle contraffazioni? Ecco qui la risposta a questi quesiti: l’analisi sul DNA dell’Olio di oliva. Vediamo di cosa si tratta e quali studi sono stati condotti!

Anche l’Olio Evo ha una proprio carta d’identità? Ebbene sì! Il DNA dell’olio di oliva non è altro che il suo profilo genetico, la sua “carta d’identità”. Può darci informazioni riguardanti la sua origine vegetale in modo da poterne tracciare la provenienza. La sua biografia è rintracciabile attraverso analisi di laboratorio che vanno ad identificarne la cultivar di derivazione dell’olio di oliva; ovvero la varietà dalla quale proviene.

Conoscere l’origine dell’Olio di oliva attraverso l’analisi del Dna è una delle scoperte più sensazionali.

La nuova tecnica del Dna oleario è stata sviluppata diversi anni fa ed è in grado di fornire informazioni molto più attendibili rispetto alle tradizionali analisi chimiche.
La dottoressa Luciana Baldoni, dell’Istituto di Bioscienze e Biorisorse del Consiglio Nazionale delle Ricerche, così spiega:

In Italia vengono lavorate olive proveniente da oltre 20 cultivar diversi. Grazie al test del dna è possibile individuare tutte le varietà d’olio presenti nel campione da analizzare, in modo da rintracciarne la provenienza. Infatti, grazie alla forte connotazione geografica dei cultivar, la loro identificazione consente di risalire con precisione al luogo di produzione, certificando anche se si tratta di olio Dop o IGP. Il taggiasco, ad esempio, può provenire solo dalla Liguria

Ma come funziona questa analisi?

Il dna del campione viene amplificato mediante una metodica chiamata PCR (polimerasi chain reaction), le reazioni a catena tra gli enzimi coinvolti nella polimerizzazione – precisa la dottoressa Baldoni – A ogni sequenza di Dna amplificato vengono applicati i cosiddetti marker varietà-specifici, dei composti sensibili a una precisa qualità d’olio. Osservando quali marker si attivano, possiamo stilare un elenco degli oli presenti nella bottiglia. Così verifichiamo se le indicazioni di origine riportate sull’etichetta corrispondono al vero”

Ma non solo la dottoressa Baldoni si è occupata dello sviluppo e della messa in pratica di questa analisi, ma anche la professoressa Cinzia Montemurro, dell’Università di Bari, che ha messo a disposizione del consumatore “il DNA dell’Olio Evo” elaborato attraverso l’innovativo sistema di tracciabilità analitica ‘In oleo veritas‘, messo a punto per la prima volta in Italia dall’azienda speciale della Camera di Commercio di Bari, il laboratorio Samer, e da uno ‘spin off’ del Politecnico del capoluogo pugliese per contrastare le numerose frodi ma anche per limitare eventuali rischi legati all’arrivo dell’olio dalla Tunisia in Italia deciso dell’Ue.

Ma in concreto, a cosa serve quest’analisi?

Serve prevalentemente a tutelarsi dalle contraffazioni, verificandone così l’autenticità di ciò che leggiamo sulle etichette. Attraverso questo test è possibile evidenziare la presenza di cultivar non specificate o addirittura l’assenza di una di queste.
È utilissimo anche per verificarne il prodotto definito DOP ed IGP.
È un’analisi che porta alla violazione delle norme di regolamentazione in materia se viene riscontrata la presenza di varietà cultivar non ammesse.

Sono le grandi aziende che richiedono spesso l’esecuzione di questo test per accertarsi la qualità e l’effettiva origine dei lotti acquistati, o ditte produttrici, con l’intento di certificare l’attendibilità dell’olio di loro stessa fattura.

Sei a conoscenza di questi studi? Dicci la tua opinione a riguardo!

A cura di Anna Angeloro.
Appassionata di scrittura, laureata in lettere e beni culturali.

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